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Spesso il male di vivere ho incontrato.

Rodrigo ha 40 anni,  dice di essere uno con la  “Capa pazza”, ma se passi mezz’ora con lui pensi a un saggio travestito da clown. Rodrigo è un medico clown, un signore che entra nel reparto di oncologia pediatrica e va a stanare il dolore.  I bambini lo aspettano: “arriva il dottor Strettoscopio” urlano.  Rodrigo Morganti ha iniziato a fare questo lavoro quando aveva 20 anni. E’ stato uno dei primi.  “La prima volta che sono entrato da solo in una stanza ero pronto. Avevo visto in faccia la dolcezza che un medico clown aveva portato a un bimbo malato terminale. Quella dolcezza era come quando assaggi per la prima volta il cioccolato. Io volevo fare quel lavoro, l’ho capito in quel momento. Fino a poco prima ero pronto a fuggire, a me gli ospedali facevano paura”. E ora, gli chiedo, non hai più paura? “Ho imparato a guardarla in faccia” mi risponde. Questa è la storia di un uomo che ha incontrato il dolore, la morte, il pianto, la disperazione li ha presi in braccio e li ha trasformati in un sorriso forte come una ventata d’aria fresca. Quella di Rodrigo è la storia di un ragazzo generoso, oggi uomo, che da questo lavoro dice: “Sono più le cose che ricevo che quelle che do”. Mi racconta di un episodio avvenuto qualche giorno. Era sull’ascensore dell’istituto dei tumori di Milano, un ragazzo sui venti anni sale all’ultimo, inizia a fissare Rodrigo e poi: “Ma lei è il dottor Strettoscopio?” e lui sorridendo: “Si, sono io.” “Io sono uno dei suoi bambini, 15 anni fa ero in oncologia. Ora mi sto laureando in medicina”.  L’ascensore si apre l’ex bambino scende.

La vittoria più bella, la vita che non si spezza e che trasforma il dolore in risorsa, in bellezza piena, altruista.

Ciao.

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