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Il sogno di un’impresa

Il signor Carlo Vichi quando costruì la sua azienda ad Abbiategrasso decise di lasciare una parte di terreno così come l’aveva trovata. Al fianco del capannone della Mivar per questo ancora oggi c’è un ampio bosco, perchè disse allora Vichi: “Gli operai potranno mettere la macchina al fresco o starsene dopo il turno a passeggiare”. Erano altri tempi, la sua azienda fatturava miliardi in lire e vendeva televisori in tutta Europa. I suoi televisori, i Mivar erano semplici con pochi fronzoli e molto solidi, praticamente indistruttibili. Se, nel caso si fossero rotti, il signor Mivar garantiva riparazione immediata e gratuita. Insomma una vera impresa nata da un sogno forte. C’è Carletto dietro , un ragazzo toscano giunto nella periferia lombarda da giovane capace di mettere insieme una radio dal nulla. Nel giro di poco tempo il ragazzo si fa un giro di clienti corposo. Dal garage di casa l’impresa si sposta in un capannone. Bastano pochi anni, tanta fatica e una grinta non da tuti e Carletto diventa il signor Mivar. Ne sono passati di anni e  televisori. Il signor Vichi è ancora lì ad accompagnare il suo sogno al punto di arrivo. “L’avventura finisce qui, noi italiani ci siamo fatti fregare da sotto le mani il lavoro dagli asiatici” dice convinto che quella della produzione tecnologica fosse una battaglia che andava combattuta fino in fondo: “Invece” continua “noi italiani ci siamo arresi subito” dice quasi arrabbiandosi.  La prima volta di questa settimana è dunque la volta che un’ idea, un progetto finiscono andandosi ad infrangere contro la realtà dei fatti. La Mivar chiude o meglio smette di fare tv. Addio sogno e battaglia.

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Ultimi commenti

  • Gianna 21 ottobre 2013 / ore 12:10

    Peccato.